Quando si convive con un animale domestico uno dei primi “problemi” che si deve affrontare è quello della comunicazione e comprensione reciproca: pretendiamo che il nostro cane, gatto, pappagallino o roditore capiscano ciò che gli spieghiamo semplicemente a parole, perché siamo abituati così tra esseri umani, ma non dimentichiamoci che nel regno animale ha molta più importanza ciò che si esprime con il linguaggio non verbale, ossia quello del corpo, piuttosto che ciò che diciamo a voce. Non per niente anche in ambito umano spesso vengono studiati gli atteggiamenti del corpo per capire se una persona sta dicendo la verità o meno, oppure sta compiendo gesti che rivelano timidezza, sicurezza, arroganza, provocazione; insomma il corpo e la gestualità sono forti vettori di informazioni ed è attraverso questi che i nostri amici animali entrano in comunicazione con noi.
Potremmo infatti anche smettere di parlare, e loro capirebbero ugualmente i messaggi che vogliamo mandargli, per questo è importante imparare a leggere a nostra volta quali sono i segnali da trasmettere, piuttosto che sorprenderci o arrabbiarci quando non eseguono alla lettera ciò che “comandiamo”. Questo discorso vale soprattutto per i cani, essendo l’animale domestico più apprezzato ed utilizzato anche in altri ambiti sociali, come aiuto per i non vedenti o per le persone sole, oppure addestrati dalle forze dell’ordine o per soccorsi alpini e marittimi; inoltre i cani possiedono un’espressività molto accentuata e percepibile oltre che dallo sguardo, anche dalla posizione delle orecchie, la postura del corpo e i movimenti della coda.
Ad esempio quando vogliamo sgridarlo e mandarlo a cuccia è pressoché inutile alzare la voce e urlare; i rumori forti infatti lo infastidiscono e anzi potrebbe persino prenderli come una minaccia. Il comportamento corretto è voltargli le spalle, come per mostrarsi offesi, e non dargli più alcuna attenzione, sarà lui a capire e a cercare la riconciliazione, così come quando in un ambiente esterno, come il parco, non risponde ad un vostro richiamo: anche in questo caso inutile sbraitare, meglio accovacciarsi sulle gambe, alla sua altezza, e chiamarlo con fare giocoso. Quest’ultimo atteggiamento si può attuare anche con i gatti, specialmente quando si rintanano sotto il letto o per farli uscire da angoli poco accessibili: mostratevi giocosi, magari con un filo o una pallina in mano e mettetevi alla loro altezza, invitandoli così ad uscire.
  
Altro punto da analizzare è invece la lettura dei messaggi che gli animali mandano a noi; un cane o un gatto impaurito mostrano segnali evidenti come orecchie appiattite all’indietro, pelo e coda ritti e corpo irrigidito, e se arrivano a ringhiare e mostrare i denti si sta trasformando in aggressività. Nel caso si tratti di un gatto sarà sufficiente lasciarlo stare ed allontanarsi per evitare che scateni unghie e artigli, mentre per i cani bisogna prestare più attenzione, perché voltare le spalle ed andare via, specie se fatto velocemente, potrebbe spingerli ad attaccare secondo l’istinto predatorio: è necessario muoversi lentamente senza agitare braccia o gambe, distogliere lo sguardo dai loro occhi ed allontanarsi con calma. Quando invece il cane porta le orecchie alte può essere incuriosito o attento agli stimoli circostanti, se sono appiattite e ha lo sguardo impaurito, ma scodinzola leggermente, significa che è dispiaciuto, mentre se tiene la coda tra le gambe ed evita il contatto visivo dimostra sottomissione.

Con i nostri atteggiamenti siamo in grado di trasmettere tantissime informazioni, spesso involontariamente, ai nostri quattro zampe, ed è utile ed interessante comprendere quali sono le azioni adatte per evitare fraintendimenti ed anzi approfondire il nostro rapporto di conoscenza con loro. Questa sorta di analisi si rivela molto utile anche nel caso avessimo delle abitudini poco simpatiche: ad esempio se siamo abituati a muoverci in maniera brusca e veloce, l’animale ne risentirebbe subito e potrebbe portarci a correggere un’abitudine che in genere è segno di nervosismo. Sempre però se siamo in grado di interpretare e capire ciò che ci trasmettono loro.