Il Giappone smetterà di cacciare le balene: l’Aja ordina lo stop

Fino ad oggi, la lotta incessante tra gli animalisti e i giapponesi per la loro tradizionale caccia alle balene, sembrava non potesse avere mai fine. I primi incolpavano il popolo dagli occhi a mandorla per una crudeltà e insensibilità innata, che rischiava di causare l’estinzione ad una delle razze di cetacei più grande al mondo; i secondi, mettevano davanti la “finalità scientifica”, che in realtà nascondeva la loro tradizione secolare di mangiare carne di balena. Dal 1988, quest’attività per molti versi inconcepibile era considerata legale, proprio perché giustificata da scopi scientifiche. Tuttavia, qualcosa si è mosso.

Il Giappone smetterà di cacciare le balene: lAja ordina lo stop

 La Corte internazionale di giustizia (CIG) all’Aja ha infatti stabilito che questa scusa ormai non regge più e il Giappone non potrà più continuare a cacciare le balene. Tokyo aveva dichiarato prima del verdetto che non avrebbe avuto nulla da obiettare in qualsiasi caso, per cui erano in molti a pensare che non ci sarebbe stato alcun problema. In realtà, il popolo nipponico si è recentemente distaccato da questa tradizione per motivi sanitari, in particolar modo a causa dell’enorme potenziale tossico della carne di balena. Esattamente come tutti i pesci di grandi dimensioni, infatti, anche la balena accumula gran parte dei veleni che si trovano nel mare, specie i metalli pesanti. Già nel 2003 erano stati rilevati livelli allarmanti di mercurio nelle carni di balena, figuriamoci al giorno d’oggi come possa essere la situazione, che non ha fatto altro che peggiorare. Questo ha sicuramente influito sull’allontanamento dei giapponesi da questa tradizione, che ha origini secolari. Probabilmente anche la dieta nazionale che si è evoluta nel tempo ha contribuito a questo distacco, ma i motivi legati al mercurio sembrano di gran lunga esserne la causa principale.

Tutto questo ha portato ad un grande spreco di carne di balena presente nei magazzini (si parla di oltre 6000 t), che si sarebbe dovuta utilizzare soltanto per qualche esperimento scientifico. E invece no, molti genitori giapponesi si sono fatti vivacemente sentire perché ai loro figli, nelle scuole elementari, veniva servita proprio la carne di balena che nessuno voleva consumare altrove. La reazione degli animalisti, unita a quella dei giapponesi stessi, ha senz’altro mosso l’Aja ad un intervento e adesso il Giappone si è trovato costretto ad abbandonare la pesca. A dire il vero il premier Shinzo Abe non ha affatto gradito questa soluzione, obbedendo un po’ controvoglia alla decisione presa. Questa reazione è dovuta in particolare al nazionalismo che da sempre è parte della cultura giapponese, il quale non permette di sentire ragioni da terze parti. Il premier era più che altro perplesso perché la caccia alle balene era diventata non certo il riflesso di solidi interessi commerciali o di esigenze scientifiche, ma una sorta di cavallo ideologico della destra nazionalista (di cui lo stesso Abe è un esponente) anche se sempre più slegata dalle effettive abitudini alimentari della popolazione giapponese di oggi. Tutto ciò è paradossale perché questa tradizione – indipendentemente dalle origini antichissime di cui si parla – è stata promossa in Giappone dal generale MacArthur durante l’occupazione americana per far fronte alla difficilissima carestia postbellica.

Il Giappone smetterà di cacciare le balene: lAja ordina lo stop

E adesso ci si ritrova alla fine di un’era: l’interruzione a tempo indeterminato della caccia alle balene. Una vittoria importante non solo per gli australiani – che hanno fatto ricorso alla Corte internazionale di giustizia – ma anche per tutti coloro che non riuscivano ad accettare la carneficina dei grossi cetacei. È difficile prevedere se le cose cambieranno, ma sicuramente non sarà una questione su cui si tornerà nei prossimi anni. I grandi custodi dei mari orientali possono, finalmente, tornare a far sogni tranquilli.