Calo nelle vendite degli agnelli pasquali: gli allevatori se la prendono con gli animalisti

La Pasqua si avvicina e gli italiani cominciano a darsi da fare per organizzare la tradizionale colazione e il pranzo. In quest’aria di festa, c’è qualcuno che si lamenta per come gli affari stanno andando rispetto agli scorsi anni: la Confederazione italiana agricoltori (CIA) della Toscana ha infatti dichiarato che le vendite degli agnelli per il periodo pasquale sono calate del 15%. Il presidente della CIA, dati alla mano, avrebbe attribuito gran parte della colpa (più che colpa, preferiamo definirla causa) del calo delle richieste di cuccioli di pecora alle campagne di sensibilizzazione delle associazioni animaliste.

Calo nelle vendite degli agnelli pasquali: gli allevatori se la prendono con gli animalisti

Se da una parte c’è chi comprende il malcontento degli allevatori, dall’altra c’è da dire che si sta parlando di cuccioli di 30-40 giorni di vita che ogni anno vengono uccisi per finire sulle tavole degli italiani. Animal Equality è stata una delle associazioni animaliste portavoce di questa sensibilizzazione pubblica: lo scorso anno ha infatti diffuso un video che mostrava le fasi precedenti alla macellazione degli agnelli. Le piccole bestioline vengono rinchiuse per ore in spazi stretti, venendo poi appese a testa in giù per essere ammazzate. Le associazioni animaliste denunciano una chiara violenza fisica nei confronti degli animali, sottoposti anche a una sofferenza psicologica; inoltre, sottolineano il fatto che gli agnelli non sono altro che cuccioli, come lo sono quelli di un cane o di un gatto. Hanno bisogno di avere accanto una mamma.

Proprio per questo motivo, come accennato poco sopra, il presidente della CIA si sarebbe stancato di questa campagna che piano piano comincia a coinvolgere un numero sempre maggiore di italiani. Ha infatti dichiarato:

“È ora di finirla con queste invenzioni da parte delle associazioni animaliste, che ogni anno invitano i consumatori a non mangiare carne di agnello, per chissà quale scopo che solo in apparenza è ideologico.”

Ciò che detestano gli animalisti, in primo luogo, è che questi piccoli animali debbano soffrire soltanto per una tradizione: senz’altro la qualità della carne, perché tenera e saporita, è uno dei motivi per cui gli italiani non riescono a rinunciare all’agnello, ma alla base di tutto c’è la tradizione secondo cui sarebbe insostituibile nel pranzo di Pasqua. A scatenare l’ira di tutti gli allevatori è anche l’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali), che ha lanciato una grande campagna di affissioni alle fermate delle linee metropolitane di Milano e Roma. I manifesti scelti pongono un gattino e un agnello l’uno al fianco dell’altro: sotto al cucciolo di gatto viene accostata la scritta “M’ama”, sotto l’agnellino quella “Mi mangia”.

Calo nelle vendite degli agnelli pasquali: gli allevatori se la prendono con gli animalisti

Non ci vuole una laurea per capire che la campagna spinge a far riflettere su come troppo spesso vengono considerati compagni di vita alcuni animali, snobbando- nel vero senso della parola – gli altri. Anzi, come nel caso dei cuccioli di pecora, molti vengono considerati semplicemente cibo per rimpinzarsi la pancia. Ma che differenza c’è tra un cane che corre nei prati con dei bambini, il gatto che sonnecchia sul divano e un agnello? Senza ombra di dubbio, questa domanda non riceverà una risposta e anche quest’anno ci saranno tantissime persone che non rinunceranno all’agnello pasquale. Potrebbe però essere un inizio, dopotutto abbiamo già visto come le tradizioni possono essere abbandonate con il passare del tempo, anche quelle più radicate come la caccia alle balene del Giappone di cui vi abbiamo parlato in un precedente articolo.