L’inserimento di un altro micio in casa: consigli utili

Quanti amanti dei felini domestici si chiedono se sia possibile inserire un altro esemplare in casa, senza creare disturbo al micio che già vive con noi? Sicuramente tanti, essendo il gatto uno degli animali domestici più apprezzati, ma anche con la maggiore diffusione in termini di randagismo, per cui capita spesso di trovare un gattino solo per strada e volerlo adottare. Se si tratta del nostro primo animale ovviamente non ci saranno problemi, ma se in casa abbiamo già un amico felino, oppure un cane, dovremo tenere conto di qualche accorgimento per evitare stress e traumi che potrebbero compromettere il rapporto di convivenza.
Linserimento di un altro micio in casa: consigli utili
Innanzitutto consideriamo l’età e il sesso dei due esemplari: ad esempio è sconsigliato inserire un nuovo inquilino nell’ambiente di un gatto anziano, perché potrebbe accusare molto di più lo stress generato dalla situazione, poiché ha bisogno di un ambiente tranquillo e privo di cambiamenti. La situazione più consigliata e a maggiore probabilità di esito positivo è invece quella in cui i gatti sono entrambi cuccioli, oppure che lo sia almeno il nuovo arrivato: in genere infatti i piccoli sono accettati più volentieri di esemplari già sviluppati. Per quanto riguarda il sesso, si sconsiglia l’introduzione di una femmina nell’ambiente di un maschio non castrato, poiché quest’ultimo potrebbe mostrarsi dominante e tentare una monta, causando reazioni poco amichevoli della gatta. Anche la convivenza tra due gatti maschi adulti può essere inizialmente poco piacevole; questi problemi diminuiscono notevolmente con gatti già sterilizzati.
Inoltre è un dato di fatto che i felini in natura non sono inclini a vivere in branco come invece fanno cani e lupi, e proprio come nel loro territorio naturale, anche nell’ambiente casalingo l’arrivo di un simile può essere visto come una vera e propria intrusione. Per questo è importante non affrettare la conoscenza e concedere ad entrambi il tempo necessario per raccogliere informazioni e metabolizzare la presenza di un altro micio in casa. Altro fattore importante è la possibilità o meno dei gatti di uscire all’aperto: se si tratta di vita in appartamento dovrete prestare molta attenzione alla divisione degli spazi reciproci, mentre se i gatti possono prendersi la libertà di fare un giretto all’esterno sarà un fattore positivo per l’ambientazione.

Linserimento di un altro micio in casa: consigli utili
Innanzitutto quando porteremo a casa il nuovo arrivato sarà bene farlo ambientare in una zona neutra, dove cioè non si trovano elementi appartenenti al gatto già residente, come le ciotole del cibo o la lettiera; forniremo di questi accessori la stanza adibita al nuovo micio, assieme a giochi e cuccetta per farlo sentire a suo agio, e terremo la porta della stanza chiusa. Come prima forma di contatto è possibile utilizzare due copertine da lasciare nelle rispettive cuccette e passarle sul muso e sul collo dei mici per impregnarle dei loro feromoni, e poi scambiarle in modo da permettergli di conoscere il nuovo odore. Un altro passo è quello di porre le ciotole del cibo vicine, ma divise dalla porta chiusa, così mentre si accorgeranno della reale presenza di un simile, lo assoceranno ad un fatto positivo come la pappa. Queste operazioni vanno ripetute almeno per qualche giorno.
Se a questo punto i gatti non danno segni di stress, si può procedere con l’esplorazione della casa da parte del nuovo arrivato: è importante anche in questo caso che il gatto residente non sia al momento presente: così infatti il novellino potrà visitare tutti i posti che vorrà senza pressioni e lasciare ulteriori tracce di sé, che poi il nostro gatto recepirà appena farà ritorno. Quando anche questo si è svolto per il meglio è giunta l’ora di un contatto visivo: sempre al momento della pappa, ponete le ciotole vicine tenendo la porta leggermente aperta, bloccando però il passaggio con un vetro in plexiglass oppure una rete, in modo che, se vogliono, possano vedersi, ma nessuno dei due potrà attaccare l’altro in caso di brutte reazioni. Questa è forse la fase che tende a durare di più, perché i mici dovranno accettarsi pian piano vedendosi ogni giorno, e prima o poi, quando sembreranno solo incuriositi e non scocciati dalla presenza dell’altro, potrete lasciare libero il nuovo gatto di girare per casa, avendo sempre un’occhio di riguardo sulla presenza di ciotole, cuccette e lettiere divise, così da non creare attriti di territorialità e risorse.

Un ultimo fatto molto rilevante è che non dovrete mai sgridare i due mici se all’inizio si soffieranno o faranno gli scontrosi, servirebbe solamente a dargli un’impressione negativa della presenza dell’altro. Con il tempo i due gatti potranno diventare amici e nella migliore delle ipotesi ve li ritroverete a fare i sonnellini o giocare insieme, oppure al limite si instaurerà un rapporto di pacifica accettazione e convivenza, l’importante è seguire poche e semplici regole, come quelle elencate, ed avere tanta tanta pazienza, ma ne sarà valsa sicuramente la pena.

10 modi in cui il gatto (NON) dimostra affetto verso il suo padrone

10 modi in cui il gatto (NON) dimostra affetto verso il suo padrone

Uno degli animali domestici per eccellenza è sicuramente il gatto, sebbene non sia proprio “il miglior amico dell’uomo”: stiamo parlando di individui solitari e spesso diffidenti, il cui comportamento viene troppo spesso umanizzato. A differenza del cane, infatti, il felino risulta meno gregario e di compagnia. Questo non significa che non provi amore verso il suo padrone, tuttavia si tratta di un sentimento diverso da quello che immaginiamo: infatti, pensiamo tutti quanti che se il gatto compie determinati gesti è sinonimo di voler bene, ma se non fosse così?

Ci sono determinati comportamenti del gatto che noi scambiamo per amore, ma che in realtà potrebbero indicare altre cose. È dunque importante capire il linguaggio di questo felino, per cui vi riportiamo i 10 gesti che troppo spesso scambiamo per vere e proprie dichiarazioni d’amore, quando invece non è esattamente così:

1. Il gatto ci fa le fusa – Naturalmente le fusa sono un gesto d’affetto, ma non significa che ci ami alla follia: infatti questi felini fanno le fusa anche a perfetti estranei, l’importante è che ricevano le carezze che vogliono. È quindi un dare per ricevere. Inoltre, ci sono le cosiddette fusa preagoniche che il gatto fa quando percepisce che la sua ora si sta avvicinando: in quel caso, dunque, non è amore ma morte imminente.

2. Il gatto impasta la maglia o il pane – Un gesto che risale a quando erano piccoli e serviva per stimolare le mammelle della madre affinché potessero rilasciare latte. Da adulti, serve invece per rilasciare endorfine ed essere di conseguenza più sereni. Attenzione però, perché quando il gatto sente il bisogno di farlo, significa che è sotto stress.

3. Il gatto ci porta in dono topi e uccellini morti – Non si tratta ovviamente di un regalino, bensì il nostro felino intende dire con aria soddisfatta “guarda, anch’io contribuisco al bene di gruppo” oppure “tranquillo, visto che non sei capace di provvedere al cibo, ci penso io”.

4. Il gatto si avvicina con la coda a punto interrogativo – Si tratta di un’espressione tipica del gatto per riferire che non ha intenzioni malevole nei nostri confronti e che è piuttosto contento di vederci, ma non si può parlare di amore.

5. Il gatto viene a dormirci in braccio – Quando arriva di corsa per tuffarsi fra le nostre braccia, il gatto semplicemente pensa “un letto caldo e comodo, fammi fare un pisolino!” Alcuni dormono soltanto in braccio a certe persone, altri in braccio a chiunque, ma dipende molto dall’odore tranquillizzante che percepiscono.

6. Il gatto dorme con noi quando abbiamo la febbre – Semplicemente lo fa perché sente che emettiamo calore, per cui è il posto perfetto in cui dormire caldi; inoltre, stando a letto e non potendo fare altro, è sicuro di riuscire a guadagnarsi qualche grattino.

7. Il gatto miagola chiedendoci la pappa – Un modo furbo per farsi dare da mangiare, in quanto ha capito benissimo che ogni volta che miagola il frigo viene aperto e il suo stomaco si riempie!

8. Il gatto ci dà le testate o i morsetti  – Più che una forma d’amore si tratta di un modo per socializzare: infatti, il gatto lo fa anche con persone appena conosciute.

9. Il gatto ci dà i bacini – Gesto d’affetto sì, ma sicuramente servono molto di più per attirare la nostra attenzione: così, se in piena notte sentite la sua linguetta ruvida sulla vostra guancia, sappiate che vi sta dicendo “invece di poltrire, perché non ti alzi e vieni a giocare con me?”

10. Il gatto si struscia contro di noi – Serve per lasciare il suo odore su di noi, segnalando agli altri felini che siamo roba sua. Altro che “il gatto è il nostro animale domestico”, si crede di essere lui il padrone!

Paura dei cani: come affrontarla e superarla

La paura dei cani, ovvero cinofobia, è uno dei disturbi più comuni tra le persone adulte e non, che non si limita al semplice fatto di non apprezzare la presenza di un cane, ma anzi è caratterizzata dall’insorgenza di ansia e attacchi di panico, tachicardia e sudorazione eccessiva, come per qualsiasi tipo di fobia. L’individuo impaurito tende ad allontanarsi per evitare qualsiasi contatto, anche visivo, con l’oggetto della fobia, creando così un circolo vizioso che non gli permetterà mai di affrontare e superare l’ostacolo.
Molti casi di cinofobia sono dovuti a brutte esperienze pregresse, come aver ricevuto un morso da piccoli o essere stati inseguiti da un cane, ma come è valido per gli esseri umani, così è anche per gli animali: se in passato un cane si è comportato male con noi non è detto che anche tutti gli altri cani che incontreremo debbano comportarsi allo stesso modo. Le cause scatenanti la fobia possono anche essere diverse, e se non riuscite a richiamare alla mente un episodio particolare probabilmente si tratta di un’elaborazione del vostro inconscio che solo uno psicoterapeuta saprà interpretare, oppure una predisposizione ansiosa della persona.
Paura dei cani: come affrontarla e superarla
Tuttavia per affrontare e poter superare la paura dei cani non è indispensabile l’intervento di uno specialista ma è sufficiente forza di volontà e pazienza. Deve essere un processo graduale per non sovraccaricare di tensione la persona impaurita, e si comincia dalla semplice presenza di un cane senza dovervi interagire; preferibilmente dovrebbe trattarsi del cane di un amico, parente o conoscente, o comunque di qualcuno  di vostra fiducia, e naturalmente di un esemplare tranquillo e amichevole.
Si parte con l’osservazione, tenendo presente che per i cani, come del resto per qualsiasi animale, è molto più importante il linguaggio non verbale, ovvero quello che esprimiamo con il corpo, di quello che diciamo a parole. Ad esempio i cani generalmente capiscono da soli quando una persona prova paura, perché quando il nostro corpo si trova in stato d’ansia rilascia sostanze chimiche a noi impercettibili, che però gli animali ricevono benissimo, ed alcuni atteggiamenti fondamentalmente involontari non fanno che accentuare tale sensazione, spronando il cane verso un atteggiamento poco amichevole.
Tali comportamenti, da evitare, sono lo sguardo fisso negli occhi del cane, che può trasmettere senso di sfida, irrigidimento e passo veloce, segno di un tentativo di dominanza, oppure urla, grida e agitazione delle braccia, che non farebbero altro che innervosire il cane, e soprattutto non voltarsi e mettersi a correre, perché servirebbe solo a stimolare l’istinto predatorio del cane. Ciò che si deve fare invece, è rimanere calmi, non agitare le braccia o voltare le spalle e correre piuttosto distogliere lo sguardo dai suoi occhi se vi sembra teso, avvicinarsi lentamente e lasciarsi annusare; se manterrete un atteggiamento sciolto e senza movimenti bruschi, il cane a questo punto sarà anche propenso a lasciarsi accarezzare, non notando in voi alcuna  paura o minaccia.
Paura dei cani: come affrontarla e superarla
Naturalmente si tratta di un processo che avviene step by step, procedendo per gradi. Ancora più semplice ed efficace è l’avvicinamento ad un cucciolo, più giocosi e amichevoli di cani già adulti ed educati. A questo proposito va ricordato che spesso la paura dei cani è alimentata anche da credenze popolari come quelle che reputano cani di grossa taglia o molossoidi più pericolosi e aggressivi: è chiaro che una stazza più imponente possa mettere maggiore soggezione ma tutto dipende dall’educazione e dalle esperienze del cane.
Questi sono i principali consigli per avvicinarsi ad un cane ed eliminare una paura che preclude tante emozioni intense che si possono provare assieme all’animale domestico più apprezzato grazie alla sua fedeltà e dedizione. Rinunciare alla possibilità di un rapporto meraviglioso solo perché abbiamo avuto problemi in passato sarebbe sciocco e superficiale, e nel caso questi consigli non siano sufficienti a superare il problema non demoralizzatevi, uno specialista comportamentale saprà certamente aiutarvi ed indirizzarvi adeguatamente.

Il linguaggio del corpo nel cane

Quando si convive con un animale domestico uno dei primi “problemi” che si deve affrontare è quello della comunicazione e comprensione reciproca: pretendiamo che il nostro cane, gatto, pappagallino o roditore capiscano ciò che gli spieghiamo semplicemente a parole, perché siamo abituati così tra esseri umani, ma non dimentichiamoci che nel regno animale ha molta più importanza ciò che si esprime con il linguaggio non verbale, ossia quello del corpo, piuttosto che ciò che diciamo a voce. Non per niente anche in ambito umano spesso vengono studiati gli atteggiamenti del corpo per capire se una persona sta dicendo la verità o meno, oppure sta compiendo gesti che rivelano timidezza, sicurezza, arroganza, provocazione; insomma il corpo e la gestualità sono forti vettori di informazioni ed è attraverso questi che i nostri amici animali entrano in comunicazione con noi.
Il linguaggio del corpo nel canePotremmo infatti anche smettere di parlare, e loro capirebbero ugualmente i messaggi che vogliamo mandargli, per questo è importante imparare a leggere a nostra volta quali sono i segnali da trasmettere, piuttosto che sorprenderci o arrabbiarci quando non eseguono alla lettera ciò che “comandiamo”. Questo discorso vale soprattutto per i cani, essendo l’animale domestico più apprezzato ed utilizzato anche in altri ambiti sociali, come aiuto per i non vedenti o per le persone sole, oppure addestrati dalle forze dell’ordine o per soccorsi alpini e marittimi; inoltre i cani possiedono un’espressività molto accentuata e percepibile oltre che dallo sguardo, anche dalla posizione delle orecchie, la postura del corpo e i movimenti della coda.
Ad esempio quando vogliamo sgridarlo e mandarlo a cuccia è pressoché inutile alzare la voce e urlare; i rumori forti infatti lo infastidiscono e anzi potrebbe persino prenderli come una minaccia. Il comportamento corretto è voltargli le spalle, come per mostrarsi offesi, e non dargli più alcuna attenzione, sarà lui a capire e a cercare la riconciliazione, così come quando in un ambiente esterno, come il parco, non risponde ad un vostro richiamo: anche in questo caso inutile sbraitare, meglio accovacciarsi sulle gambe, alla sua altezza, e chiamarlo con fare giocoso. Quest’ultimo atteggiamento si può attuare anche con i gatti, specialmente quando si rintanano sotto il letto o per farli uscire da angoli poco accessibili: mostratevi giocosi, magari con un filo o una pallina in mano e mettetevi alla loro altezza, invitandoli così ad uscire.
  
Il linguaggio del corpo nel caneAltro punto da analizzare è invece la lettura dei messaggi che gli animali mandano a noi; un cane o un gatto impaurito mostrano segnali evidenti come orecchie appiattite all’indietro, pelo e coda ritti e corpo irrigidito, e se arrivano a ringhiare e mostrare i denti si sta trasformando in aggressività. Nel caso si tratti di un gatto sarà sufficiente lasciarlo stare ed allontanarsi per evitare che scateni unghie e artigli, mentre per i cani bisogna prestare più attenzione, perché voltare le spalle ed andare via, specie se fatto velocemente, potrebbe spingerli ad attaccare secondo l’istinto predatorio: è necessario muoversi lentamente senza agitare braccia o gambe, distogliere lo sguardo dai loro occhi ed allontanarsi con calma. Quando invece il cane porta le orecchie alte può essere incuriosito o attento agli stimoli circostanti, se sono appiattite e ha lo sguardo impaurito, ma scodinzola leggermente, significa che è dispiaciuto, mentre se tiene la coda tra le gambe ed evita il contatto visivo dimostra sottomissione.

Con i nostri atteggiamenti siamo in grado di trasmettere tantissime informazioni, spesso involontariamente, ai nostri quattro zampe, ed è utile ed interessante comprendere quali sono le azioni adatte per evitare fraintendimenti ed anzi approfondire il nostro rapporto di conoscenza con loro. Questa sorta di analisi si rivela molto utile anche nel caso avessimo delle abitudini poco simpatiche: ad esempio se siamo abituati a muoverci in maniera brusca e veloce, l’animale ne risentirebbe subito e potrebbe portarci a correggere un’abitudine che in genere è segno di nervosismo. Sempre però se siamo in grado di interpretare e capire ciò che ci trasmettono loro.

Il cane e la nascita di un bambino: tutto quel che c’è da sapere

Quando una coppia è in attesa del primo bimbo, e nel nucleo familiare è già presente un cane, spesso sorge preoccupazione per le possibili reazioni del nostro amico quattrozampe. Si può avere il timore che non accetti il piccolo, che lo veda come un nemico, un “usurpatore di coccole” che prima spettavano solo a lui, oppure che lo reputino una specie di gioco. Tutto ciò può accadere solamente se siamo noi a condurlo a ciò, con la paura e l’esclusione dalla vita quotidiana, perché il cane per sua natura possiede una forte percezione dell’identità di branco, e appena capirà che il neonato è un elemento importante della famiglia non esiterà a proteggerlo o persino ad aiutarvi nelle cure.
Il cane e la nascita di un bambino: tutto quel che cè da sapere
Saranno sufficienti piccoli accorgimenti per abituarlo all’arrivo del bambino e per fargli capire che sta per avvenire un cambiamento importante, che però non minerà la vostra relazione con lui. Indubbiamente quando dovrete accudire il piccolo non potrete dedicare lo stesso tempo al cane, soprattutto se chi se ne occupa è principalmente la madre, e proprio per questo è utile introdurre gradualmente i cambiamenti della routine quotidiana già qualche settimana prima del parto, ad esempio delegando all’uomo il momento del gioco o della passeggiata, oppure ridurne i tempi, in modo che si abitui già a ricevere qualche attenzione in meno.
Quando poi avrete acquistato l’occorrente per la nascita imminente, come fasciatoio, copertine, primi indumenti, passeggino, mostrate tutto al cane per permettergli di familiarizzare con questi oggetti ancora prima che vi sia dentro il bambino, ed associateli a qualche bocconcino premio quando riconoscendoli si mostrerà tranquillo e ubbidiente. Stessa cosa va effettuata quando il bimbo e la mamma si trovano ancora in ospedale: prima del rientro il papà dovrebbe portare a casa un indumento o una coperta con l’odore del piccolo, in modo da eseguire lo stesso accostamento positivo.
Una volta a casa, considerate che il cane dovrà salutare per bene la neo-mamma dato che non la vede da un paio di giorni, quindi prendetevi il tempo per le feste e poi proseguite con la conoscenza, facendo vedere al cane il neonato, senza timori: lo annuserà e al massimo cercherà di dargli una leccata, nulla di male. Ora dovrete imparare a coinvolgere l’animale nella vita quotidiana con il piccolo, come già detto, portandolo con voi in brevi passeggiate o facendolo assistere alla preparazione del cibo o al cambio sul fasciatoio; è molto importante che il cane non si senta escluso dalla vita casalinga, perché ad esempio se venisse relegato in giardino o in una stanza a parte assocerebbe immediatamente l’arrivo del bimbo ad una situazione negativa.
Il cane e la nascita di un bambino: tutto quel che cè da sapere 
Quando il bimbo sarà in grado di gattonare ed esplorare la casa da solo, dovrete avere forse maggiore attenzione, perché la sua curiosità lo porterà a cercare il cane, e non avendo ancora sviluppato empatia o capacità cognitive sufficienti, potrebbe andare a disturbarlo mentre dorme o mangia, con eventuali ringhi o segnali di avvertimento. In quanto al cibo è consigliabile infatti porlo in un luogo tranquillo e in disparte, mentre i giochi del cane devono essere sempre tenuti in ordine e non sparsi per la casa, con il rischio che il bimbo possa maneggiarli attirando gelosie o portarli alla bocca. In sostanza vale la regola di non lasciare mai soli bimbo e cane, almeno fino all’età scolare.

Giunti a questo punto, il bambino avrà sviluppato le capacità necessarie per comprendere a sua volta che il cane è un elemento fondamentale della famiglia e che deve essere rispettato come tale e non stuzzicato per nulla. Tale presenza non farà altro che accrescere la sua voglia di giocare, arricchire la sua personalità e lo renderà maggiormente in grado di provare empatia per altri esseri viventi, dote più che ammirevole nel mondo odierno, nonché autostima per la creazione di un legame particolare ed inscindibile con il suo cucciolone.

Come conquistare la fiducia del proprio gatto: trucchi e tecniche

Avere un gatto come animale domestico non è forse la cosa più semplice da gestire: a differenza dei cani, i nostri amici felini presentano una personalità nettamente più particolare che richiede da parte nostra un leggero sforzo in più per poter conquistare la loro fiducia. Chi ha un gatto sa, infatti, quanto sia difficile farsi ascoltare e farsi ubbidire.
Come conquistare la fiducia del proprio gatto: trucchi e tecniche
Secondo un recente studio britannico pare che il gatto sia molto bravo a far si che i propri amici umani facciano esattamente quello che lui desidera: sembra infatti che il gatto sia in grado di persuadere chi gli sta intorno a provvedere a lui. Basta un semplice miagolio, lamentoso a volte anche piuttosto fastidioso,  a riuscire a smuovere anche il più pigro tra i padroni, sia che si tratti di riempire la ciotola o che si tratti di ricevere attenzioni.
Lo chiamano Miao subliminale, così come afferma Karen McComb dell’Università del Busse “Unire il lamento a un suono come le fusa, che noi umani solitamente associamo a qualcosa di piacevole, è un modo molto sottile per stimolare la risposta desiderata. Un chiaro miagolio di sofferenza risulterebbe troppo sgradevole e irritante per l’umano e lo porterebbe a chiudere il gatto fuori di casa”.
Tale studioso afferma che il felino ci invia ogni volta una specie di messaggio subliminare per riuscire a fare leva sulla nostra innata sensibilità di essere umani che ci spinge inesorabilmente a occuparci di chi è più piccolo e più in difficoltà di noi. Una sorta di dare e avere felino, in cui a trarne beneficio sono sub consciamente entrambi.
Secondo sempre gli studi affrontati da questa ricercatrice, registrando i suoni emessi da alcuni gatti in diverse situazioni quali fame, rabbia, nei momenti di gioco e facendoli poi riascoltare a dei volontari, alcuni dei quali non avevano mai avuto un gatto, si è giunti alla conclusione che tali suoni risultano nettamente sgradevoli all’orecchio umani.
Come conquistare la fiducia del proprio gatto: trucchi e tecniche
La maggior parte dei volontari, infatti, è giunta alla conclusione che il miagolio dei gatti in alcune circostanze risulta davvero fastidioso soprattutto quando lo emettono per chiedere cibo: il verso del gatto affamato possiede una componete in alta frequenza che lo rende particolarmente sgradevole all’udito e ciò rende così immediata la reazione da parte del padrone che si trova quindi a reagire quasi di istinto per poter placare il suo appetito.
Conquistare la fiducia del proprio felino non sembra quindi un’operazione impossibile tenendo conto che la maggior parte delle volte è lui a dare le direttive su come noi dobbiamo comportarci con loro. A noi non resta che eseguire, cercando di ridurre al minimo i loro lamenti riempiendoli della giusta dose di coccole e attenzioni.
La sua notevole capacità comunicativa lo rende forse l’animale domestico più complesso da comprendere dato che la sua indole autonoma lo differisce notevolmente da resto dei nostri amici a quattro zampe. Ma non tutti i nostri amici felini usano questo tipo di tecniche per farsi comprendere instaurare un legame con il proprio padrone: infatti solo i felini che vivono con single o piccole famiglie usano questi piccoli stratagemmi, in caso contrario la loro tendenza e  di non sprecare troppe energie.

Tecniche di addestramento: come educare il tuo cane in poche semplici mosse

Avere un animale domestico è forse la cosa più bella che ci sia: riempie la tua casa con la sua sola presenza con i suoi guaiti, le sue attenzioni quando torni da lavoro facendo sparire ogni ansia e stanchezza della giornata. 
Tecniche di addestramento: come educare il tuo cane in poche semplici mosse
Ma possedere un cane significa anche assumersi la responsabilità di curarlo, e di saperlo educare in modo da poter instaurare un ottimo rapporto di convivenza senza che regni l’anarchia completa. La cosa principale è far capire sin da subito chi comanda e chi è il padrone: un cane deve capire qual è il suo spazio e la sua dimensione e non deve assolutamente mancare di rispetto al suo padrone e alla famiglia a cui appartiene.
Bisogna agire con pazienza e costanza senza commettere troppi errori e soprattutto cercare di evitare di procedere a tentativi in modo da non incrinare il rapporto di fiducia tra te e il tuo animale. Quindi ora la domanda esce spontanea: ma come facciamo ad addestrare il nostro cane? Con il termine addestrare non intendiamo semplicemente educare, cosa che si dovrebbe fare sin dai primi mesi della sua vita in modo che capisca subito cosa si debba fare o no, potendo così convivere serenamente nell’ambiente domestico. 
Per addestrare il proprio cane bastano pochi e semplici comandi che lui deve riuscire facilmente a ricordare riuscendolo a rendere quasi dipendente dal nostro comando. Una volta compiuti i sei mesi, possiamo cominciare a insegnargli alcuni comandi base essenziali per iniziare la procedura di addestramento.  Nei mesi precedenti non è indicato perché il cucciolo è poco ricettivo ma nei mesi successivi al sesto si può correre il rischio contrario ossi che sia ormai giunto a un livello di indisciplinatezza ingestibile. Allora uno dei primi comandi da impartire è sicuramente il NO. 
Il nostro amico a quattro zampe deve sin da subito capire chi comanda e cosa può essere fatto o meno. Quando il cane compie un’azione sbagliata deve immediatamente scattare il comando del No, grave e deciso seguito da una dimostrazione di quale sia l’alternativa esatta. 
Tecniche di addestramento: come educare il tuo cane in poche semplici mosse
Il secondo comando è il seduto che va eseguito secondo una procedura ben stabilita: il cane va tenuto al guinzaglio tirandogli il capo verso l’alto e inclinandolo leggermente all’indietro. Sentendosi sollecitato il cane dovrebbe sedersi da solo e mentre lo fa va pronunciata la parola “sent.” Il Fermo viene insegnato rivolgendo al cane il palmo della propria mano, perfettamente retto in direzione del cane e mentre lo si fa è necessario pronunciare la parola fermo con tono deciso in modo che il cane capisce che non debba muoversi. 
Infine abbiamo Terra e Vieni. Il comando Terra va insegnato con l’ausilio di un giocattolo o di un po’ di cibo, cosa che gli è porta e poi nascosta quando il cane si avvicina. Ma una volta avvicinato il trucco sta nel piagare la gamba destra a mo’ di tunnel e invitare il cane a passarsi attraverso in modo che possa raggiungere il premio, e mentre lo fa è necessario dire Iter. Il comando Vieni è il più semplice di tutti perché basta semplicemente allontanarsi dal cane e fargli cenno di avvicinarsi. 

Mondo gatto: cose da sapere per conoscere al meglio i nostri amici felini

Il mondo dei gatti è forse un mondo che non si finirà mai di conoscere e chi possiede un gatto sa benissimo che ogni giorno è una continua scoperta di cose ed emozioni sempre nuove. Diverso dagli altri animali domestici, il gatto presenta una personalità certamente più accentuata e forte che più che sottomessa va compresa e gestita. 
Mondo gatto: cose da sapere per conoscere al meglio i nostri amici felini
Autonomo e indipendente, il gatto riesce a far sempre a capire cosa vuole dimostrando al padrone chi veramente pilota tutto il loro rapporto di convivenza. Diverse sono le curiosità legate al mondo dei nostri amici felini che si differenziano in base anche alla tipologia di vita che essi conducono. 
Se si pensa a un gatto che è lasciato liberamente di vivere all’aperto, la sua indole autonoma lo porterà a provvedere a se stesso e alle proprie esigenze senza disturbare minimamente il proprio padrone. Lui dovrà solo garantirgli una via di uscita una porticina scorrevole, una scaletta che gli permetta di poter muoversi liberamente. L’unica accortezza è quella di provvedere a un eventuale sterilizzazione al fine di evitare gravidanze che possano agevolare la proliferazione eccessiva. 
Altra storia per i gatti d’appartamento: coccolati, vezzeggiati una vera e propria fonte di invidia per ogni tipo di gatto di strada. Ma non solo possono girovagare nei prati ben tenuti e curati del padrone, giocando indisturbati nello spazio a loro riservato. Abituati sin da piccoli a vivere in casa, i nostri amici felini presentano ottime capacità di adattamento riuscendo a vivere anche in spazi stretti. Ciò però potrebbe rendere il gatto eccessivamente propenso alla vita in casa, facendo nascere in lui un atteggiamento avverso nei confronti del mondo esterno
Bisogna inoltre tenere presente che ogni gatto ha bisogno di vivere in almeno 2-3 ambienti diversi e per ogni nuovo esemplare che si aggiunge alla famiglia dovrebbe esserci un stanza in più e oltretutto ogni cosa deve essere a misura di felino. Ogni stanza quindi deve essere dotata di punti dove arrampicarsi, di una cassetta di escrementi per ogni gatto, di riservare uno spazio per la ciotola e un per giaciglio dove riposarsi, per non parlare della lettiera sempre ben pulita, con un substrato sabbioso soffice e non profumato.
Mondo gatto: cose da sapere per conoscere al meglio i nostri amici felini
I gatti è essere solitari ma nel contempo sanno vivere insieme ai proprio simili un base ovviamente alle condizioni in cui hanno vissuto nei primi anni della loro vita. I dati che hanno vissuto con i loro fratelli per almeno le prime 10-12 settimane potrebbero sviluppare un atteggiamento nettamente più gregario rispetto a un gatto che sin dai primi giorni è entrato in stretto contatto con il proprio padrone.
Un buon consiglio prima di acquistare un gatto è di sapere bene quale tipo di gatto si è intenzionati ad acquistare e soprattutto cosa cerchiamo nel nostro amico a quattro zampe e se siamo in grado di andare incontro alle sue esigenze. Utile informarsi sulle origine dei gattini in modo da comprendere anche l’eventuale indole o propensione della prole. 

È giusto o sbagliato far dormire il cane nel proprio letto?

Qualche tempo fa, sul sito Vetstreet.com, è stata pubblicata un’intervista rivolta alla veterinaria Marty Becker, nella quale le veniva chiesto se fosse giusto o meno far dormire il cane nel proprio letto. È una questione che fa discutere molto e soprattutto che non riesce mai a mettere d’accordo pensieri diversi, in quanto non si è mai potuto dare una motivazione logica sul perché sia giusto o sbagliato. Vediamo insieme qual’è stata la risposta di una persona esperta dell’argomento.

È giusto o sbagliato far dormire il cane nel proprio letto?

Domanda: Abbiamo appena accolto in casa un nuovo cucciolo e mia moglie non vuole che salga al piano di sopra, dove sono le camere da letto. Questo significa che deve restare di sotto anche quando siamo tutti a letto di notte. Come faccio a convincerla che è meglio lasciare al cucciolo l’opportunità di sentirsi a casa sua? 

Risposta: Nella mia vita, e nei miei più di tre decenni come veterinario praticante, ho visto tanti cani che si spostano dal cortile alla camera da letto – e dentro il letto stesso. I miei cani, come molti altri, hanno fatto questa transizione, ma mi ricordo bene la prima volta che ho insistito con mio padre affinché lasciasse il nostro cane da fattoria dormire in cucina durante una grande tempesta di neve. Il cane sarebbe stato comunque bene nella sua stalla, ma entrato in casa una volta, da quel momento lo fece sempre più frequentemente.

Tuttavia, sebbene ci sono molte buone ragioni per dimostrare al vostro cane che fa parte della famiglia dandogli pieno accesso alla casa, questo non significa che dobbiate consentirgli di entrare anche in camera da letto. C’è anche uno studio recente secondo cui avere una camera da letto pet-free (ovvero inaccessibile agli animali domestici) migliorerà la qualità del vostro sonno. Inoltre, una zona notte senza cani o gatti aiuta a prevenire eventuali allergie.

Tali informazioni, naturalmente, non cambieranno le idee di molte persone che non si sognerebbero mai di cacciare dalla propria stanza i loro animali domestici. Certamente non cambieranno nemmeno la situazione della mia famiglia; è per questo che riesco a capire chi lascia entrare i propri cuccioli nella zona notte. Posso assicurarvi, però, che il vostro cane starà benissimo anche se dovesse essere limitato al piano di sotto. Per cui, se tua moglie è irremovibile su questo punto, consolati con il fatto che il vostro cane sarà felice e in salute anche se gli sarà negato lo spazio per dormire sul letto.

Tutt’al più, potrei suggerire un compromesso nell’interesse dell’armonia coniugale: mettete il vostro cucciolo in una cesta in camera da letto durante la notte. Starà comodo, vicino e confinato in un posticino che tua moglie potrebbe trovare più accettabile. Ad ogni modo ci sono buone probabilità che il vostro cucciolo, essendo molto legato a te e a tua moglie, finisca comunque sul letto, alla fine.

Non è importante ciò che viene concesso di fare al proprio cane, quanto piuttosto le attenzioni e la cura che avrete nei suoi confronti durante la giornata. Soltanto in questo modo potrà sentirsi a tutti gli effetti parte della vostra famiglia, ricordatevelo.